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Oralità pastorale a cura di Monica Serra – performance rituale
13 December 2019 @ 19:30

associazione culturale Micro Fratture Teatro
in collaborazione conLa Cernita Teatro
ORALITÀ PASTORALE [N.2]
performance
di e con Monica Serra
consulenza Sonora Simon Balestrazzi
durata 30′
*Performance selezionata e inserita nella programmazione di TEATRI DI VETRO_Festival delle arti sceniche contemporanee edizione 2016 – CARROZZERIE N.O.T – Roma.
*Traccia audio selezionata al Süden Radio #2_2017_Call for soundworks_progetto di investigazione sonora del sud_RADIO PAPESSE.
Oralità pastorale [N°2] è il secondo STEP del progetto Oralità pastorale, piattaforma di sperimentazione sulla fisicità della voce nell’atto recitativo. A partire da un’esigenza di studio del linguaggio verbale in ambito artistico, il progetto articola la sua proposta attraverso la raccolta di materiali audio sul paesaggio sonoro riguardanti la vocalizzazione utilizzata dall’uomo-pastore con le greggi come conseguenza di una ricerca teatrale che mira alla scarnificazione verbale: fonemi, fischi, schiocchi di richiamo del bestiame, all’interno di una comunicazione primaria ed essenziale nella sua complessità, scandita da sonorità e ritmi, lunghi silenzi e pause e poi gli spostamenti durante la transumanza; l’umano che entra in stretta relazione col mondo animale attraverso un vero e proprio linguaggio vocale e gestuale codificato. Nasce nel 2013 come progetto itinerante e si suddivide in vari steps di raccolta audio. Sono state effettuate in loco 4 registrazioni, di cui 3 in Sardegna in tre territori differenti fra loro per specifiche morfologiche e la quarta nel parco nazionale d’Abruzzo nel 2017. La restituzione performativa del progetto è avvenuta in contesti di festival di teatro e performing arts e si è svolta in spazi all’aperto, come piazze, cortili privati, siti archeologici, in spazi al chiuso convenzionali e Chiese.
La performance si struttura in: CAMMINATA-transumanza umana + esecuzione del RITUALE.
L’audio raccolto dalla performer in prima persona, durante la mattinata o l’intera giornata a fianco del pastore e il suo gregge in una esperienza totalizzante, accompagnandolo in tutte le fasi del lavoro, dalla mungitura agli spostamenti per raggiungere i pascoli e il ritorno all’ovile, viene dalla stessa manipolato e restituito in partitura sonora, creando l’ossatura della performance quale composizione ritmica ottenuta dunque dall’interazione del corpo performante con lo spazio specifico ospitante e con il sonoro, attraverso la voce e sequenze di movimento, che come segni ricompongono la grammatica del pastore, declinandosi nelle forma della orchestrazione rituale in cui l’ascolto diventa visione. Ulteriore elemento di suggestione è l’ombra creata dall’unico punto luce frontale all’azione scenica, raggio di luce all’imbocco della caverna che catturando il corpo in scena, lo restituisce quale involucro performato. Come in un viaggio iniziatico, dal semplice atto di camminare insieme, attraversare strade e luoghi frequentati quotidianamente, pregni del nostro vissuto, rumoroso e caotico e comunque necessario al nostro vivere, si entra man mano nella zona del rituale, dove l’umano in solitudine è totalmente immerso nella contemplazione della natura e nagito dagli equilibri della stessa, e in cui l’archetipo riaffiora svelandoci l’abisso. La cesura avvertita è il punto di congiunzione tra i due ambienti, il terreno in cui difendere le peculiarità culturali delle diverse categorie sociali e far maturare nuove soluzioni al nostro vivere contemporaneo.
